Obama ha reagito bene, ma su Twitter Sandy premia Romney

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L’uragano Sandy, che già aveva devastato i Caraibi, ha messo a dura prova la costa orientale degli Stati Uniti, provocando oltre trenta morti, causando numerosi black-out e danneggiando diversi edifici. Il bilancio è ancora provvisorio e una stima dei danni non può che essere parziale.

Nel corso delle ultime 24 ore, come riportato dal sito Statweestics, l’hashtag #sandy ha raggiunto una popolarità del 12%. Si tratta di un valore molto elevato rispetto alle medie mensili o annuali, un fatto che indica chiaramente la gravità della situazione. Il trend è attualmente in calo, intorno al 6-7%, ma l’argomento è ancora di gran lunga quello più seguito e commentato, non solo negli Stati Uniti.

Nel frattempo, un’altra tempesta, altrettanto potente, potrebbe abbattersi su Barack Obama, condizionando le sue possibilità di rielezione. Secondo il sito della rivista Mother Jones, oltre ai problemi di pubblica sicurezza causati da inondazioni, interruzioni di corrente e danni a persone o cose, Sandy potrebbe avere un impatto decisivo sulle elezioni presidenziali del prossimo 6 novembre.

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Il primo presidente eletto su Twitter (o quasi)

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Il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America verrà eletto su Twitter. O quasi. Barack Obama e Mitt Romney, i due candidati principali alla Casa Bianca, hanno dato vita al secondo dibattito televisivo incontrandosi presso la Hofstra University, vicino a New York, dove hanno risposto alle domande degli elettori indecisi, le cui scelte saranno determinanti il prossimo 6 novembre.

Durante la discussione, gli elettori hanno inviato ben 7,2 milioni di tweet, con picchi di circa 110mila micromessaggi al minuto (tpm). Lo scontro politico si è ormai spostato al di fuori dei giornali e dei blog, divenuti quasi obsoleti rispetto alle potenzialità offerte dai social media. Con il 28% dei messaggi inviati, l’economia è stato l’argomento più discusso. Il tema delle tasse ha collezionato il 17%, seguito da politica estera (16%), energia e ambiente (13%) e immigrazione (8%).

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