La scienza? Un gioco da ragazze

Pubblicato su Il Deutsch-Italia

Science: it’s a girl thing! O almeno dovrebbe. In Germania, più donne che uomini completano un corso di studi, ma la percentuale di scienziati di sesso maschile nelle università è decisamente maggiore, specialmente per le posizioni di leadership. Nel 2013, come riportato dal settimanale Die Zeit, la proporzione di professoresse nelle università tedesche era pari al 21.3%. Questo valore cresce se il grado di insegnamento è più basso. Il 38% delle cattedre Junior è detenuto da una donna, ma solo il 16.5% occupa i livelli C4 / W3 del Bundesbesoldungsordnung, la tabella retributiva federale. Anche tra i rettori il gender gap è evidente: solo il 14.5% degli istituti è guidato da una donna. Si tratta comunque di una carenza europea, come mostrato dal documento She Figures 2012. Nonostante i progressi, le disuguaglianze di genere nella scienza tendono a persistere. Nel 2010, infatti, il 59% dei laureati europei era di sesso femminile, ma solo il 20% degli accademici di alto livello era una donna.

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Tesoro, mi si è ristretta la banda!

Pubblicato su Il Deutsch-Italia

Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. Solo che in molti casi è lentissimo. In effetti, il digital divide, il divario esistente tra chi ha accesso alle tecnologie dell’informazione e chi ne è escluso, è molto spesso dovuto alla qualità delle infrastrutture, che però sono carenti in molti Paesi europei. Ben dieci di questi, infatti, hanno una diffusione della rete in fibra ottica minore dell’1%. Le sorprese non mancano: Germania, Austria e Regno Unito fanno parte di questo gruppo, che comprende anche Belgio, Croazia, Cipro, Grecia, Irlanda, Malta e Polonia.

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Morbillo e vaccinazioni in Germania

Pubblicato su Scienza in Rete

Berlino sta vivendo una forte epidemia di morbillo. Iniziata nell’ottobre 2014, per gli esperti non si tratta di una sorpresa assoluta perché le lacune nella vaccinazione della popolazione sono relativamente grandi. Ne abbiamo parlato con Alberto Villani, responsabile di Pediatria Generale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, e con Susanna Esposito, Presidente della Commissione OMS per l’eliminazione di morbillo e rosolia congenita.

Antonio Pilello intervista Alberto Villani e Susanna Esposito

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Germania: comunicazione e ambiente nel dibattito elettorale

Pubblicato su Rivista Micron

Berlino è la seconda città in Europa per numero di abitanti e rappresenta un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, in continua evoluzione. La recente scelta di dismettere le centrali nucleari presenti sul territorio tedesco entro il 2022 ha riportato al centro della vita politica la discussione attorno a temi fondamentali per il futuro, fra i quali la transizione energetica verso le fonti rinnovabili, la lotta al cambiamento climatico, la protezione dell’ambiente e la sostenibilità.

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La transizione energetica in Germania

Pubblicato su Scienza in Rete

In Germania è in corso una rivoluzione che durerà decenni. La chiamano Energiewende e, come la Wende associata al crollo del blocco comunista, cambierà il volto del Paese. Anzi, lo sta già cambiando. Questo termine fu usato per la prima volta nel 1980, in uno studio pubblicato dall’Öko-Institut. Nel 2002, questo concetto è stato ripreso e definito nella sua forma attuale dal Bundesministerium für Umwelt, Naturschutz und Reaktorsicherheit (BMU). La transizione energetica, questa la traduzione di Energiewende, consiste nel passaggio dai combustibili fossili e nucleari alle fonti rinnovabili. Queste includono varie forme di energia, come quella idroelettrica, geotermica, eolica e solare. Inoltre sono previsti una maggiore efficienza e il risparmio energetico.

Come riportato sul sito Energy Transition della Heinrich Böll Stiftung, un sondaggio del 2011 ha rivelato che il 66% dei Tedeschi ritiene che il cambiamento climatico sia un fenomeno molto grave. L’indagine ha anche scoperto che il 79% della popolazione crede che l’Energiewende favorisca la crescita economica e permetta la creazione di nuovi posti di lavoro. Trattandosi di un progetto a lunga scadenza, è necessario sensibilizzare i più giovani. Peter Altmaier, il ministro federale dell’ambiente, ha lanciato lo scorso 11 marzo l’iniziativa Schulen zeigen Flagge für die Energiewende. Il BMU ha contattato circa 10mila scuole per informare i dirigenti scolastici che fino al 22 aprile sarà possibile richiedere uno dei 25 pacchetti per il risparmio energetico, con materiali che aiuteranno le scuole e gli alunni a pianificare la riduzione delle loro emissioni.

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Fine vita, le leggi negli altri paesi

Pubblicato su MicroMega

Scritto con Davide Mancino

Ormai è la regola: per accendere l’attenzione sul tema del fine vita, in questo Paese, ci vuole una morte. Soprattutto quando è una morte che fa rumore, perché è quella del Cardinale Carlo Maria Martini: una personalità complessa, rispettata sia dai laici che dai cattolici. Fatto raro, oggi come ieri.
È possibile che questo evento sarà l’occasione per riportare al centro del dibattito pubblico questioni che sembrano ormai passate in secondo piano, come quelle relative all’accanimento terapeutico o al testamento biologico. Ma anche se nessuno ne parla, anche se non ne trova traccia nei giornali, le decisioni da prendere restano. I pazienti non sono spariti dagli ospedali, né dalle cliniche, né dalle case. Qualcuno – anche in questo momento – continua a vegliare su di loro, e deve decidere fra due brutte alternative: lasciarli andare o prolungarne la sofferenza? E questo nel migliore dei casi, cioè quando la possibilità di decidere c’è. In molti altri, invece, la sorte di una vita non dipende dal proprietario di quella stessa vita, e neppure da chi gli è più vicino. A comandare è invece lo Stato.
Per tutte queste ragioni abbiamo pensato di ricostruire come vengono affrontati questi temi in altri Paesi. Se davvero si tornerà a parlare di fine vita, sia almeno chiaro che l’Italia è e resta fra gli ultimi della fila.

GERMANIA
Il 1° settembre 2009 è stata approvata una legge sul testamento biologico, basata sul principio del diritto all’autodeterminazione. Un individuo non può essere costretto a sottoporsi contro la sua volontà a diagnosi o terapie che non ritiene opportune. Un concetto ribadito anche dal Consiglio della Chiesa evangelica di Germania e dalla Conferenza episcopale tedesca, che hanno partecipato alla stesura della legge con i propri contributi e suggerimenti.
La Legge Fondamentale, la costituzione tedesca, riconosce a ogni persona il diritto di scelta in ogni campo, e a maggior ragione in quello (così delicato) della salute. Chi lo desidera può dichiarare in anticipo, tramite disposizioni scritte, le proprie volontà nell’ipotesi di trovarsi in futuro, da incosciente, nell’impossibilità di farlo. Ogni cittadino maggiorenne, se lo ritiene opportuno, può dare, negare o limitare il suo consenso a determinati trattamenti medici. Le sue disposizioni, revocabili o modificabili in qualsiasi momento, sono legalmente vincolanti.

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