Banda ultra larga: l’Italia parte in svantaggio

Pubblicato su Scienza in Rete

La diffusione della rete in fibra ottica in Italia supera di poco l’1%. Tuttavia, secondo le intenzioni del governo, questo digital divide “infrastrutturale” dovrebbe essere colmato nel giro di pochi anni. In effetti, nel documento La strategia italiana per la banda ultralarga, presentato a inizio marzo 2015, l’obiettivo principale è quello di sviluppare una nuova rete sull’intero territorio nazionale, garantendo al 50% della popolazione un collegamento ad almeno 100 megabit per secondo (Mbps) entro il 2020.
Il resto dei cittadini potrà invece contare su circa 30 Mbps. Al momento, solo il 21% della popolazione può trasmettere dati a questa velocità, rispetto alla media dei paesi europei che ha già raggiunto il 64%.
L’Italia parte quindi da una situazione di svantaggio, con un ritardo stimabile in circa 3 anni.

Antonio Pilello intervista Massimo Carboni, coordinatore del Dipartimento Infrastrutture del GARR, la rete telematica italiana dell’Istruzione e della Ricerca.

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Tesoro, mi si è ristretta la banda!

Pubblicato su Il Deutsch-Italia

Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. Solo che in molti casi è lentissimo. In effetti, il digital divide, il divario esistente tra chi ha accesso alle tecnologie dell’informazione e chi ne è escluso, è molto spesso dovuto alla qualità delle infrastrutture, che però sono carenti in molti Paesi europei. Ben dieci di questi, infatti, hanno una diffusione della rete in fibra ottica minore dell’1%. Le sorprese non mancano: Germania, Austria e Regno Unito fanno parte di questo gruppo, che comprende anche Belgio, Croazia, Cipro, Grecia, Irlanda, Malta e Polonia.

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Anche gli homeless usano Twitter

Pubblicato su l’Unità

Negli Stati Uniti, secondo una recente ricerca della University of Alabama, il 75% dei giovani senzatetto usa regolarmente i social network, proprio come i loro coetanei più fortunati.

Non è raro sentir parlare di digital divide, il fenomeno per il quale due gruppi sociali hanno un accesso diverso e diseguale al Web e ai dispositivi digitali. Un simile scenario potrebbe sembrare scontato se si considerano due gruppi sociali così distanti come gli homeless da un lato e chi frequenta il college dall’altro. Tuttavia, come spiegato su Science Direct, la condizione economica non è affatto la discriminante più importante per l’accesso al Web. Ciò che conta davvero è l’età.

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