Euroleague, ma non per tutti

Scritto il 7 maggio 2013

La stagione regolare del massimo campionato italiano di basket si è appena conclusa. Le sorprese non sono mancate, con Varese, Sassari e Roma ai primi tre posti nonostante i pronostici non fossero proprio favorevoli nei loro confronti. Altre squadre, costruite per vincere in Italia e in Europa, hanno fin qui deluso le aspettative dei propri tifosi. Si tratta delle tre formazioni che quest’anno hanno partecipato all’Euroleague Basketball, vale a dire Milano, Siena e Cantù, che però avranno l’opportunità di rifarsi ampiamente nei playoff di casa nostra. In palio ci sarà non solo lo scudetto, ma anche la partecipazione alla prossima edizione dell’Eurolega.

Milano e Siena, pur non avendo entusiasmato, sono in realtà già qualificate di diritto in quanto dispongono di una licenza A rilasciata dall’Unione delle Leghe Europee di Pallacanestro (ULEB) ogni tre anni sulla base di parametri non necessariamente sportivi. Avere un’arena da almeno 10000 posti con un buon contratto televisivo spesso conta più dei risultati conseguiti sul campo. Il concetto di merito sportivo è ancora ben radicato in Europa, con un meccanismo consolidato che prevede promozioni e retrocessioni ogni anno, ma negli ultimi tempi ci stiamo sempre più avvicinando al concetto americano di franchigia.

Londra ospiterà le prossime Final Four dal 10 al 12 maggio nell’avveniristica O2 Arena, dove sono attese squadre dal monte stipendi decisamente elevato, con alle spalle società o polisportive molto potenti. I greci dell’Olympiakos Pireo difenderanno il loro titolo contro Real Madrid, Barcellona e Cska Mosca, allenato dal nostro Ettore Messina, sicuramente uno dei migliori allenatori del vecchio continente e appena reduce da un’esperienza in NBA (stagione 2011-12) come vice-allenatore dei Los Angeles Lakers. L’Italia ci riproverà ancora il prossimo anno, anche se il titolo manca ormai dal 2000-01 (quando la Virtus Bologna si aggiudicò la prima edizione dell’Eurolega* ULEB) e all’orizzonte non si vedono grandi possibilità per i nostri colori, anche a causa della scarsa competività economica dei nostri club. Siena sta infatti andando incontro a un ridimensionamento mentre Milano ha finora speso tanto, ma raccolto poco.

Varese, Sassari, Roma, Reggio Emilia, Cantù e Venezia dovranno arrivare almeno in finale, altrimenti il rischio è quello di dover giocare un turno di qualificazione all’inizio della prossima stagione o di dover ripiegare sulla meno attraente Eurocup. Senza contare che chi non avrà il palazzetto abbastanza capiente dovrà comunque emigrare in’un altra città, come successo a Cantù recentemente, costretta a giocare alcune gare interne a Desio. L’ULEB ha rilasciato 14 licenze triennali di tipo A alle più forti (e ricche) squadre del continente, soprattutto spagnole, russe e turche. Non tutte hanno vinto qualcosa la stagione precedente, anzi alcune hanno fatto decisamente male, come gli spagnoli del Malaga (noni nella Liga ACB) o i turchi del Fenerbahçe Ülker Istanbul (quinti nel loro campionato nazionale). Altre 8 licenze annuali di tipo B dipendono invece dai risultati conseguiti sul campo, una di tipo C spetta di diritto alla vincitrice dell’Eurocup mentre l’ultima viene assegnata tramite wild card. Per quanto riguarda l’Italia, un posto sicuro dovrebbe andare a chi vince lo scudetto, un altro a chi perde la finale in base a un complesso meccanismo che tiene conto dei risultati nei rispettivi campionati delle squadre in possesso della licenza A. Uno di questi posti verrebbe invece definitivamente perso nel caso in cui ci fossero Milano o Siena in finale. Si tratta dunque di un sistema che restringe notevolmente le possibilità di partecipazione dei team medio piccoli.

In attesa di scoprire chi arriverà in finale, vale la pena di riflettere ancora una volta sul concetto di merito sportivo e se questo abbia effettivamente ancora valore in un momento in cui lo sport è sempre più legato al business. Nel prossimo futuro le migliori formazioni europee potrebbero sfidarsi tra loro in una competizione chiusa simile alla NBA, per poi rientrare nei vari campionati nazionali giusto in tempo per i playoff. Una volta si giocava per vincere e per qualificarsi alla Coppa dei Campioni, oggi invece basta semplicemente essere dei perdenti di successo.

(*) Nella stagione 2000-01 ci furono in realtà due campioni d’Europa a causa di una diatriba tra FIBA e ULEB. Il Maccabi Tel Aviv (Suproleague) e la Virtus Bologna (Euroleague).

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