Le isole (di calore) veneziane

Nella laguna veneziana sono apparse delle nuove isole, accanto a quelle ben più famose di Murano, Burano e Giudecca. Non riuscite a vederle? Eppure gli effetti della loro presenza sono evidenti e preoccupanti.

Secondo una ricerca condotta da un team della University of Southampton, l’aumento della temperatura superficiale del mare a Venezia e nelle regioni costiere limitrofe è fino a dieci volte più elevata rispetto alla media mondiale (pari a 0,13 gradi per decennio). I ricercatori inglesi ritengono che questo fenomeno sia dovuto al cosiddetto effetto isola di calore urbana, un processo tale per cui nelle regioni caratterizzate da una rapida espansione industriale e urbana si producono grandi quantità di calore di origine antropica. Cemento e asfalto assorbono anche il 10% in più di energia solare rispetto alla vegetazione. A tutto ciò si aggiunge il calore artificiale generato dalla combustione degli idrocarburi per i trasporti e dagli scarichi degli impianti per il condizionamento dell’aria.

A Venezia, in particolare, l’analisi della temperatura dell’acqua di mare nella laguna ha suggerito un aumento durante i mesi invernali, anche dieci volte superiore rispetto a quello globale previsto dal Comitato intergovernativo sul mutamento climatico. Si tratta di un risultato direttamente collegato al turismo, il cui impatto, con oltre 22 milioni di presenze ogni anno, è necessariamente decisivo. Anche il settore della pesca e dell’acquacoltura è a rischio, con migliaia di lavoratori interessati. Un aumento della temperatura superficiale del mare nella zona costiera riduce i livelli di ossigeno disciolto nell’acqua causando gravi danni alle popolazioni ittiche.

Questo fenomeno può comportare conseguenze estreme a livello globale. Le zone costiere del mondo occupano il 18% della massa terrestre e si stima che 1,6 miliardi di persone vivano attualmente in queste regioni in tutto il mondo. La densità della popolazione costiera è tre volte superiore alla media mondiale ed è destinata ad aumentare del 30% entro il 2025. Lo studio inglese dimostra che la massiccia urbanizzazione delle zone costiere può comportare la presenza di isole di calore urbane, le cui conseguenze economiche e ambientali vanno valutate e affrontate con urgenza per garantire un futuro agli habitat costieri.

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