Con l’intelligenza artificiale il cosmo è più vicino

Pubblicato su l’Unità

“Forse il nostro universo si trova dentro al dente di qualche gigante”. Anton Cechov, il noto scrittore, drammaturgo e medico russo, descriveva così il cosmo per evidenziare quanto fosse complicato comprenderne la struttura e le dimensioni. Oggi, tuttavia, iniziamo a capirne meglio alcuni meccanismi.

Alcuni astronomi del Leibniz-Institut für Astrophysik (Potsdam, Germania), hanno sviluppato un algoritmo in grado di tracciare e spiegare l’architettura e la dinamica dell’universo. Il team, guidato da Francisco Kitaura, ha pubblicato i risultati nelle Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

Gli scienziati utilizzano quotidianamente i grandi telescopi per valutare le distanze di centinaia di migliaia di galassie, mappando così la struttura a grande scala dell’universo. Ciò nonostante, la distribuzione che essi individuano è difficile da spiegare. Le galassie formano ammassi con numerosi filamenti che li collegano e grandi regioni vuote in mezzo. La forza motrice di una simile struttura è la gravitazione. Il 5% del cosmo sembra essere costituito da materia visibile, ossia quella che compone polvere, gas, stelle e pianeti, mentre il 23% è costituito da materia invisibile oscura. La componente più importante, ben il 72%, è infine costituita da una misteriosa energia oscura, a pressione negativa, cui si deve l’accelerazione dell’espansione dell’universo.

(Continua  su l’Unità)

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