Berlin Beat of Running, il progetto per correre senza pericoli

Pubblicato su Il Mitte

«Oggi la Maratona è una corsa estremamente “di moda” e tantissimi sono spinti a farla con entusiasmo. Questo è un fatto certamente positivo, perché correre fa davvero bene al corpo e alla mente. Ma non deve far dimenticare che l’approccio di chi, per la prima volta, si avvicina a questa esperienza deve essere del tutto privo di agonismo.»

Stefano Baldini descrive così la disciplina che lo ha reso famoso, con il primo posto alleOlimpiadi di Atene del 2004, il punto più alto di una carriera ricca di vittorie e piazzamenti di prestigio. In effetti, sono sempre di più le persone che decidono di affrontare i 42,195 km della competizione. La Berlin Marathon non fa eccezione e nelle ultime edizioni circa 40mila persone hanno corso lungo le strade della capitale tedesca.

Gli atleti che praticano uno sport di resistenza sono noti per avere un minor rischio di malattie cardiovascolari. Tuttavia, alcuni studi scientifici (link-1link-2) hanno dimostrato che anche questi soggetti possono soffrire di aritmia cardiaca o subire lesioni cerebrali clinicamente silenti. Un simile scenario può verificarsi anche durante o subito dopo una maratona, che richiede un impegno fisico e mentale notevole.

Il progetto Berlin Beat of Running, frutto della cooperazione tra il Centrum für Schlaganfallforschung Berlin, l’Abteilung für Kardiologie del Campus Virchow e il Medical Institute della Berlin Marathon, ha come obiettivo quello di esaminare la frequenza di queste aritmie e di eventuali modifiche nei valori ematici dei maratoneti. Pochi giorni prima dellaBerlin Marathon 2011 hanno avuto inizio i primi studi su un campione di 110 volontari, con un’età compresa tra 36 e 61 anni (il 25% donne), con alcuni casi accertati di ipertensione (8,7%) o iperlipidemia (2,7%).

(Continua su Il Mitte)

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