Fine vita, le leggi negli altri paesi

Pubblicato su MicroMega

Scritto con Davide Mancino

Ormai è la regola: per accendere l’attenzione sul tema del fine vita, in questo Paese, ci vuole una morte. Soprattutto quando è una morte che fa rumore, perché è quella del Cardinale Carlo Maria Martini: una personalità complessa, rispettata sia dai laici che dai cattolici. Fatto raro, oggi come ieri.
È possibile che questo evento sarà l’occasione per riportare al centro del dibattito pubblico questioni che sembrano ormai passate in secondo piano, come quelle relative all’accanimento terapeutico o al testamento biologico. Ma anche se nessuno ne parla, anche se non ne trova traccia nei giornali, le decisioni da prendere restano. I pazienti non sono spariti dagli ospedali, né dalle cliniche, né dalle case. Qualcuno – anche in questo momento – continua a vegliare su di loro, e deve decidere fra due brutte alternative: lasciarli andare o prolungarne la sofferenza? E questo nel migliore dei casi, cioè quando la possibilità di decidere c’è. In molti altri, invece, la sorte di una vita non dipende dal proprietario di quella stessa vita, e neppure da chi gli è più vicino. A comandare è invece lo Stato.
Per tutte queste ragioni abbiamo pensato di ricostruire come vengono affrontati questi temi in altri Paesi. Se davvero si tornerà a parlare di fine vita, sia almeno chiaro che l’Italia è e resta fra gli ultimi della fila.

GERMANIA
Il 1° settembre 2009 è stata approvata una legge sul testamento biologico, basata sul principio del diritto all’autodeterminazione. Un individuo non può essere costretto a sottoporsi contro la sua volontà a diagnosi o terapie che non ritiene opportune. Un concetto ribadito anche dal Consiglio della Chiesa evangelica di Germania e dalla Conferenza episcopale tedesca, che hanno partecipato alla stesura della legge con i propri contributi e suggerimenti.
La Legge Fondamentale, la costituzione tedesca, riconosce a ogni persona il diritto di scelta in ogni campo, e a maggior ragione in quello (così delicato) della salute. Chi lo desidera può dichiarare in anticipo, tramite disposizioni scritte, le proprie volontà nell’ipotesi di trovarsi in futuro, da incosciente, nell’impossibilità di farlo. Ogni cittadino maggiorenne, se lo ritiene opportuno, può dare, negare o limitare il suo consenso a determinati trattamenti medici. Le sue disposizioni, revocabili o modificabili in qualsiasi momento, sono legalmente vincolanti.

(Continua su MicroMega)

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