Quanti migranti ci sono? Ce lo dicono le e-mail

Pubblicato su l’Unità

La migrazione internazionale è una delle principali cause del cambiamento demografico. Nella maggior parte dei paesi, nonostante gli sforzi per produrre statistiche comparabili, le stime dei flussi migratori sono spesso obsolete e largamente incoerenti. I migranti, per esempio, tendono a iscriversi tardivamente ai servizi demografici dopo lo spostamento in un nuovo paese. Inoltre, non c’è ancora un accordo chiaro tra le nazioni su come definire realmente un migrante.

Un nuovo studio, pubblicato dal demografo Emilio Zagheni del Max Planck Institute for Demographic Research (Rostock, Germania) e da Ingmar Weber di Yahoo! Research (Barcellona, Spagna), fornisce, per la prima volta, un database attendibile sulla migrazione, ottenuto attraverso l’analisi del flusso di milioni di e-mail inviate in tutto il mondo. La posta elettronica, infatti, rappresenta attualmente il mezzo più economico e veloce per mantenere i rapporti con il proprio paese di origine.

Partendo dalla semplice idea che una persona viva proprio dove scrive la maggior parte delle proprie e-mail, Zagheni e Weber hanno analizzato i messaggi inviati da 43 milioni di titolari di un account Yahoo!, tra settembre 2009 e giugno 2011, per dedurre la residenza dei mittenti e i loro spostamenti. Ogni dispositivo elettronico può essere localizzato tramite un codice standardizzato a livello internazionale, il cosiddetto indirizzo IP, che identifica in modo univoco chi si collega alla rete.

Oltre alla data e alla provenienza geografica di ogni messaggio, i due ricercatori hanno utilizzato l’età e il sesso indicati dagli utenti al momento dell’iscrizione al servizio di posta elettronica. Quando una persona ha cominciato a inviare e-mail da una nuova posizione in modo permanente, si è ipotizzato un cambio di residenza. In questo modo, i due studiosi sono stati in grado di calcolare i tassi di migrazione da e verso quasi tutti i paesi del mondo. Ovviamente, i dati sono stati trattati in forma anonima, in modo tale da rendere impossibile l’identificazione di mittenti, destinatari, oggetto e contenuto dei messaggi.

La forza di questo nuovo studio deriva non solo dal gran numero di messaggi analizzati praticamente in tempo reale, ma anche dal modello matematico scelto per regolare le carenze tipiche di questo tipo di statistiche, spesso non del tutto rappresentative dell’intera popolazione. Alcuni gruppi, come gli anziani, usano raramente la posta elettronica e sono pertanto poco rappresentati, ma i ricercatori hanno calcolato gli opportuni fattori di aggiustamento.

I risultati, pubblicati su Proceedings of ACM Web Science 2012, suggeriscono che i dati digitali sulla migrazione sono in grado di integrare quelli già esistenti. L’utilizzo di questo nuovo approccio è particolarmente importante per i paesi in via di sviluppo, dove la diffusione di Internet sarà probabilmente più veloce di quella dei sistemi di registrazione demografica.

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