L’Europa e la sostenibilità: verso Horizon 2020

Pubblicato su Scienza in Rete

“Il futuro può essere tuo, è l’ultima occasione!” Il motto di Jeffrey Goines, personaggio del film di fantascienza post-apocalittica Twelve Monkeys diretto nel 1995 da Terry Gilliam, è oggi più che mai attuale. Vediamo perché. Nel 1978, l’esploratore e oceanografo francese Jacques Costeau propose l’idea di tutelare gli interessi delle persone che dovevano ancora nascere, ovvero molti di quelli che stanno leggendo adesso questo articolo, per mezzo di una Carta dei diritti delle generazioni future. Il documento, ratificato dall’UNESCO nel 1991 e in seguito da oltre cento Paesi, fissava cinque punti irrinunciabili:

  • Le generazioni future hanno diritto a una Terra indenne e incontaminata, e a goderne quale luogo della storia dell’umanità, della cultura e dei legami sociali che assicurano l’appartenenza alla grande famiglia umana di ogni generazione e di ogni individuo.
  • Ogni generazione, nel condividere in parte l’eredità della Terra, ha il dovere di amministrarla per le generazioni future, di impedire danni irreversibili alla vita sulla Terra nonché alla libertà e alla dignità umana.
  • È pertanto responsabilità essenziale di ogni generazione, allo scopo di proteggere i diritti delle generazioni future, attuare una sorveglianza costante e attenta sulle conseguenze del processo tecnico che potrebbe nuocere alla vita sulla Terra, agli equilibri naturali e all’evoluzione dell’umanità.
  • Tutte le misure adeguate, ivi compresa l’educazione, la ricerca e la legislazione, saranno prese per garantire tali diritti e accertare che essi non vengano sacrificati a imperativi di vantaggi o convenienze immediate.
  • I governi, le organizzazioni non governative e le singole persone sono chiamate a mettere in opera detti principi, dando prova in immaginazione come se fossero presenti quelle generazioni future i cui diritti vogliamo fondare e difendere.

Già nel 1987, la Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo rilasciò il rapporto Brundtland (meglio conosciuto con il nome di Our Common Future – Il nostro futuro comune), un documento con cui venne introdotto per la prima volta il concetto di sviluppo sostenibile. Ne fu data una definizione che coniuga le aspettative di benessere e di crescita economica con il rispetto dell’ambiente e la preservazione delle risorse naturali: «Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni.»

Nel corso degli ultimi anni, l’Unione Europea ha colto sempre di più l’assoluta centralità del tema, inserendo nelle proprie politiche l’obiettivo dello sviluppo sostenibile e assumendo un ruolo guida nella lotta contro i cambiamenti climatici. Facciamo qui riferimento, per esempio, alla comunicazione della Commissione Europea “Integrare lo sviluppo sostenibile nelle politiche dell’UE: riesame 2009 della strategia dell’Unione europea per lo sviluppo sostenibile”. L’obiettivo principale è quello di passare a un’economia a basse emissioni di carbonio con un uso più razionale delle risorse. Tuttavia ci sono ancora parecchi problemi irrisolti: la domanda di materie prime continua a crescere e diventerà a lungo termine insostenibile, la biodiversità e le risorse idriche stanno diminuendo in tutto il mondo, il consumo di energia nel settore dei trasporti cresce di anno in anno e la povertà è un fenomeno purtroppo sempre più diffuso alle nostre latitudini. L’attuale crisi economica richiede, tra l’altro, che anche i nostri sistemi finanziari diventino in futuro “sostenibili”, ovvero in grado di tutelare l’ambiente, promuovere lo sviluppo, favorire l’inclusione sociale e limitare la disoccupazione tramite l’utilizzo di prodotti e servizi finanziari realmente affidabili.

In questo contesto, la ricerca e la tecnoscienza assumono sin da oggi un ruolo fondamentale, permettendo di trasformare la crisi in un’occasione unica per ottenere finalmente la necessaria stabilità finanziaria e ecologica, creare una società dinamica a basse emissioni di carbonio e utilizzare meglio le risorse del pianeta, senza danneggiarlo in modo irreversibile. L’obiettivo auspicato dall’Unione Europea è cioè quello di una “crescita verde”, con gli scienziati e le nuove tecnologie al centro di una sfida che dovrà portare a una riduzione dell’impatto umano su clima e ecosistema.

Si tratta ovviamente di un progetto a medio-lungo termine, ma indispensabile per rilanciare l’economia e creare nuovi posti di lavoro. Ricerca e sviluppo avranno un ruolo determinante e gli investimenti dovranno essere ingenti, molto di più di quelli attuali. I dati Eurostat ci ricordano, infatti, che tra il 2000 e il 2007 la quota della spesa interna lorda per questo settore è addirittura scesa dall’1,85% all’1,83% del PIL, allontanandosi in modo allarmante dalla quota minima stabilita dall’UE, cioè almeno il 3% per il 2010. Il settimo programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico per il periodo 2007-2013 prevede comunque un netto contributo allo sviluppo sostenibile, con una spesa prevista di 1,3 miliardi di euro. Inoltre, si auspica anche una commistione di capitali pubblici e privati per finanziare la ricerca scientifica riguardante progetti come “auto verdi”, “edifici efficienti sul piano energetico” e “fabbriche del futuro”.

Vediamo quali sono, in dettaglio, gli aspetti principali su cui l’Unione Europea ha deciso di intervenire.

Cambiamenti climatici e energia pulita

Per quanto riguarda le emissioni, la tendenza degli ultimi anni è positiva, a parte il periodo 2002-2004. L’Unione Europea potrebbe quindi raggiungere l’obiettivo imposto dal protocollo di Kyoto, ovvero la riduzione entro il 2012 dell’8% delle emissioni rispetto al 1990. Nel dicembre 2008 è stato approvato il cosiddetto pacchetto “Clima ed energia” che fissa traguardi forse troppo ambiziosi, ma assolutamente necessari. L’Unione Europea si è impegnata unilateralmente a ridurre entro il 2020 le sue emissioni globali del 20% rispetto ai livelli del 1990 e a portare tale quota al 30% nel momento in cui verrà raggiunto un accordo internazionale sul clima. Si vuole anche portare al 20%, sempre entro la fine di questo decennio, la quota delle energie rinnovabili nel consumo di energia. Il piano strategico europeo per le tecnologie energetiche ha il compito di accelerare lo sviluppo e la diffusione di processi a basso tenore di carbonio in grado di garantire un buon rapporto costi/benefici.

Trasporto sostenibile

L’impegno è quello di coprire entro il 2020 il 10% del consumo di carburante per il trasporto mediante l’uso di fonti energetiche rinnovabili (biocombustibili, energia elettrica rinnovabile e idrogeno). L’obiettivo è quello di un “trasporto verde”, con meno emissioni nocive, misure anti-rumore adeguate, una più razionale occupazione del territorio e una maggiore tutela della biodiversità.

Consumo e produzione sostenibili

Si punta a migliorare la resa ambientale dei prodotti, a rilanciare la domanda di beni e di tecnologie di produzione più sostenibili e a promuovere l’innovazione. Tramite la comunicazione “Appalti pubblici per un ambiente migliore”, l’Unione Europea propone agli Stati membri un obiettivo minimo, purtroppo facoltativo, del 50% di appalti pubblici definiti “verdi”. Si tratta cioè di un approccio in base al quale le amministrazioni pubbliche integrano i criteri ambientali in tutte le fasi del processo di acquisto, incoraggiando la diffusione di tecnologie e prodotti che hanno il minore impatto possibile sul territorio.

Conservazione e gestione delle risorse naturali.

L’impoverimento delle risorse ittiche, causato da un’eccessiva e poco razionale attività di pesca, è un fenomeno che affligge i nostri mari da decenni. Gli ecosistemi forestali, pur rimanendo stabili, sono sempre più esposti a tempeste, incidenti, parassiti e ai cambiamenti climatici. L’iniziativa sulle “materie prime” dell’Unione Europea propone una strategia integrata per accedere più facilmente alle materie prime e migliorare il riciclaggio. La direttiva quadro sui rifiuti chiarisce concetti basilari come la gerarchia e la prevenzione e fissa obiettivi importanti per il 2020 in termini di riciclaggio: 50% dei rifiuti domestici e 70% di quelli da costruzione e demolizione. Per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche, c’è purtroppo il rischio concreto di non poter conseguire l’obiettivo di un buono stato ambientale di tutte le acque, fissato per il 2015.

Sanità pubblica

Da segnalare il calo dei tassi di mortalità legati alle malattie croniche e ai suicidi. Incoraggiante la diminuzione degli infortuni gravi sul lavoro. Sono però aumentate l’esposizione all’inquinamento atmosferico e la produzione di sostanze chimiche tossiche. L’Unione Europea si adopera affinché, per tutti i cittadini, aumentino gli anni di vita in buona salute. Il finanziamento della ricerca medico-scientifica, associato a un adeguato stile di vita, è considerato assolutamente indispensabile se si vogliono affrontare con successo sia patologie quali cancro, malattie rare, obesità e HIV/AIDS sia,ovviamente, tutte le problematiche legate ad alcolismo, tabagismo e salute mentale.

Abraham Lincoln, presidente degli Stati Uniti d’America dal 1861 al 1865, ha detto che “la miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta”. Invece per noi è già qui, adesso, e i nostri politici devono fare scelte importanti che si ripercuoteranno sulle generazioni future. L’Unione Europea ha giustamente scelto di continuare a investire nelle tecnologie considerate fondamentali, come per esempio le nanotecnologie. Inoltre, il programma Horizon 2020 (Orizzonte 2020), attualmente sottoposto all’esame dei singoli ministeri nazionali, dovrebbe essere approvato dal Parlamento europeo entro la fine del 2013. La comunicazione della Commissione Europea Programma quadro di ricerca e innovazione – Horizon 2020″ prevede una spesa di circa 80 miliardi di Euro per la ricerca e l’innovazione nel periodo 2014-2020. Si tratta di una cifra considerevole, ma assolutamente opportuna, se vogliamo davvero trasformare le scoperte scientifiche in prodotti e servizi innovativi destinati a migliorare la nostra vita quotidiana e a creare nuove opportunità commerciali. Il documento sull’Impact Assessment di Horizon 2020, auspica il raggiungimento di tre obiettivi fondamentali:

assicurare il primato dell’Europa nel settore scientifico a livello mondiale (24,6 miliardi di Euro).

assicurare la leadership dell’industria europea nel campo dell’innovazione e garantire gli investimenti a favore delle tecnologie strategiche e delle piccole imprese (17,9 miliardi di Euro).

affrontare le questioni di maggiore attualità nei seguenti settori (31,7 miliardi di Euro):

– salute, evoluzione demografica e benessere;

– sicurezza alimentare e agricoltura sostenibile;

– energia sicura, pulita ed efficiente;

– trasporti intelligenti, ecologici e integrati;

– uso efficiente delle risorse e materie prime;

– società solidali, innovative e sicure.

Come evidenziato nel primo punto, Horizon 2020 ha tra le proprie priorità quella di produrre una “scienza di eccellenza“, capace di garantire una produzione costante di ricerca di livello mondiale e in grado di assicurare la competitività del nostro continente per lungo tempo. I migliori talenti verranno sostenuti dal punto di vista economico, i ricercatori avranno accesso a infrastrutture di avanguardia e l’Europa diventerà un polo di attrazione per gli scienziati provenienti da ogni parte del mondo. Ciò consentirà di:

  • sostenere ricerche di frontiera di altissima qualità;
  • aprire nuovi promettenti campi di ricerca e di innovazione mediante il sostegno alle tecnologie emergenti e future;
  • offrire ai ricercatori eccellenti opportunità di formazione e di carriera;
  • garantire che l’Europa disponga di infrastrutture di ricerca di livello mondiale accessibili a tutti i ricercatori, non solo europei.

Il secondo punto, quello della leadership industriale, prevede un’Europa più attraente per chi vuole investire in ricerca e sviluppo. Sono previsti grandi investimenti in tecnologie industriali essenziali mentre le piccole-medie imprese maggiormente innovative riceveranno gli aiuti necessari per trasformarsi in soggetti leader a livello mondiale. Tutto questo consentirà di:

  • consolidare il primato nelle tecnologie industriali, ovvero quelle riguardanti nanotecnologie, materiali di nuova generazione, biotecnologie, sistemi avanzati di fabbricazione e trattamento e ricerca spaziale;
  • facilitare l’accesso ai finanziamenti con capitale di rischio snellendo gli iter burocratici;
  • fornire un sostegno all’innovazione nelle piccole-medie imprese.

Per quanto riguarda il terzo e ultimo punto, almeno il 60% del budget di Horizon 2020 sarà legato allo sviluppo sostenibile. Una grande parte di tale spesa, circa il 35%, contribuirà al potenziamento degli obiettivi climatici e ambientali. La ricerca e l’innovazione in materia di energia nucleare, un tema sempre molto sentito, consentiranno di sviluppare le metodologie più avanzate in merito a sicurezza nucleare, radioprotezione e non proliferazione.

Il 2020 è purtroppo un orizzonte troppo vicino per capire se le generazioni future non verranno effettivamente danneggiate dall’irresponsabilità di quelle precedenti, soprattutto la nostra. L’Unione Europea, grazie a queste iniziative, ha sicuramente posto le basi per un futuro sostenibile a breve termine, in cui la tecnoscienza soddisferà i nostri bisogni, ma è doveroso iniziare a pensare anche agli Horizon 2050, 2100, 2200 e così via. Le esigenze di molti contano più di quelle di pochi, o addirittura del singolo, e questo concetto vale ancora di più per il futuro. Le persone che nasceranno sono infatti infinitamente di più di quelle che sono sulla Terra oggi o che vi hanno già vissuto, quindi è assolutamente necessario rinnovare i principi della Carta dei diritti delle generazioni future, al fine di avere uno sviluppo veramente sostenibile, con la ricerca scientifica sempre al centro di questa sfida.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *