Il disastro di Chernobyl – Analisi del Corriere della Sera

Il 26 aprile 1986 il reattore numero 4 della centrale nucleare Lenin di Chernobyl (Ucraina, Urss), esplode durante un test di sicurezza. Le autorità sovietiche smentiscono l’accaduto, ma due giorni dopo ecco il primo allarme in Europa, proveniente da Stoccolma e Helsinki.

Come fu trattata questa vicenda, così drammatica, dal Corriere della Sera (CdS)? Nel 1986 il giornale, diretto da Piero Ostellino, era controllato da Mediobanca e dalla finanziaria Gemina, una holding di proprietà della famiglia Agnelli, con la partecipazione del colosso della chimica Montedison.

Il 29 aprile il CdS va in stampa con il titolo «Sciagura nucleare in Urss». Il corrispondente Scabello informa che «la formazione di una commissione d’inchiesta governativa lascia intuire che si è trattato di una vera e propria catastrofe». La dichiarazione di Naschi, direttore della divisione sicurezza e protezione sanitaria dell’Enea (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente), ha una funzione compensativa, in quanto rassicura la popolazione in merito alla variazione di radioattività in Italia: «Credo che non troveremo molto: tutto dipende dalle correnti atmosferiche».

Il giorno seguente il CdS titola in prima pagina: «Paura nucleare sull’Europa». L’iniziale cautela lascia dunque spazio alla preoccupazione che il disastro non sia limitato all’Urss. L’apertura del 1 maggio spazza via ogni dubbio: «La nube radioattiva sfiora l’Italia», anche se Altissimo, il Ministro dell’Industria, tende a sdrammatizzare.  Il giornale fornisce al lettore un quadro esauriente sulla posizione presa dai diversi schieramenti politici. La Dc ribadisce, ad esempio, la volontà di non modificare il piano energetico nazionale.

Il 3 maggio ecco «L’Italia coperta dalla nube» e «Pioggia nucleare, emergenza in Italia». Si pone l’attenzione sullo Iodio 131, informando la popolazione sui possibili rischi. Da segnalare l’appello di Zamberletti, Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile, che invita a lavare bene le verdure prima del consumo. Il CdS sensibilizza i cittadini al problema, fornendo al lettore le nozioni basilari per affrontare in modo efficace e consapevole il problema.

Il CdS inserisce anche una nota di colore: «Tutto esaurito al Cristallo Palace di Bergamo, unico albergo in Europa dotato di un capace e sofisticato rifugio a prova di atomica». La scelta di alleggerire un po’ i toni, in mezzo a tanti articoli dal contenuto cupo, è condivisibile.
Dal 4 maggio in poi i titoli sono contrastanti. Il governo continua a rassicurare che la radioattività in Italia non ha mai superato i valori limite («La nube fa meno paura», «Il vento disperde le radiazioni»), ma il CdS insiste sui possibili rischi legati ai cibi contaminati («Vietata la verdura a foglie», «Via la nube, aumenta la radioattività a terra», «Le campagne ancora ricoperte dalla brina nucleare», «Troppo radioattivi per la Cee alcuni prodotti italiani»). Il giornale deve riferire quanto detto dal governo, ma risulta evidente l’intento di continuare a informare correttamente i cittadini. I giornalisti del CdS scelgono bene il proprio padrone: il lettore, come ammoniva spesso Montanelli.
Un’alta nota di colore, il 5 maggio: «Strip-tease antinucleare con Cicciolina e Ramba in piazza del Popolo a Roma: si sono spogliate rimanendo solo con alcuni carciofi in mano. Traffico paralizzato, sono intervenuti i carabinieri.» Anche in questo caso, una piccola notizia che fa sorridere non stona all’interno del contesto.
Dall’11 maggio in poi l’allarmismo si attenua. Il CdS inizia a dare maggiore spazio all’analisi delle conseguenze su salute ed economia, piuttosto che ai fatti di cronaca. È il momento degli approfondimenti.

Il 21 maggio, il CdS interviene nel dibattito sul nucleare: «Un sondaggio misura l’effetto Chernobyl. Si profila un referendum». Il giornale ha già individuato quale sarà il tema principale nei mesi successivi. Oltre a informare, il CdS invita il cittadino a riflettere sin da subito sull’uso dell’energia nucleare.

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