A cosa serve la scienza

Il 21 luglio 1969, Neil Armstrong divenne il primo essere umano a camminare sulla Luna, pronunciando la celebre frase «Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande balzo per l’umanità». E fu in effetti un grande balzo, soprattutto economico. Gli analisti della Nasa hanno stimato che ogni dollaro investito nel programma Apollo ne ha generati almeno tre in termini di ricadute economiche e pratiche, moltissime nella vita di tutti i giorni. I brevetti legati alla conquista della Luna sono stati oltre 150000 (ad esempio il trapano senza fili, il tessuto Gore-Tex, i sensori di parcheggio per automobili, il Teflon, il Kevlar). La corsa allo spazio fu un aspetto determinante della guerra fredda e gli investimenti pubblici di USA e URSS furono ingenti, sia per le possibili applicazioni militari che per i benefici psicologici sul morale della propria nazione derivanti dalla propaganda. La scienza fu quindi per lungo tempo al servizio dei governi e la spinta al progresso fu di tipo ideologico. Oggi la situazione è radicalmente cambiata. I finanziamenti vengono sempre più da soggetti privati, come, ad esempio, nel caso dell’industria farmaceutica, che investe ogni anno diversi miliardi di euro. Secondo John Ziman, il famoso filosofo della scienza scomparso nel 2005, al giorno d’oggi le potenti organizzazioni che finanziano la ricerca e ne controllano i prodotti sfruttano le loro capacità tecnoscientifiche per ampliare le risorse tecniche, per condizionare il mercato, per competere ancora, per citare in giudizio altre imprese, per guadagnare l’approvazione del pubblico. In sostanza per favorire i proprio interessi particolari. La scienza diventa quindi un mezzo per avere sempre più potere e influenza? Non necessariamente. Per gran parte dell’opinione pubblica, la  scienza deve anche e soprattutto costituire un metodo efficace per migliorare le condizioni di vita della popolazione. I cittadini pongono domande pragmatiche: «Quali sono le ricadute pratiche?» «Cosa cambia per noi dopo questa scoperta?» «Come spendi i nostri soldi e perché dovremmo dartene altri?» Ed ecco che la scienza diventa, in questo contesto, un mezzo per migliorare la propria condizione,  per fare del bene a se stessi e alle generazioni future. I finanziamenti, se ben utilizzati, servono a garantire la qualità dei risultati e delle innovazioni. Queste ultime producono a loro volta un guadagno per l’indotto e nuovi posti di lavoro. Purtroppo, la recente crisi finanziaria rende necessario stabilire delle priorità, tagliando i “rami secchi” e definendo un sostegno adeguato alla ricerca senza sacrificare l’eccellenza. A chi spetta decidere quali settori o ambiti della scienza vadano supportati? Ai singoli governi nazionali, all’Unione Europea oppure ai soggetti privati? Si tratta di una grande responsabilità. Come ha detto il filosofo tedesco Fichte, “dal progresso delle scienze dipende in modo diretto il progresso complessivo del genere umano. Chi frena il primo frena anche il secondo”.

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